Commento al fascicolo/estratti

n. 118

di Bertha Dudde

 

La forza dell’amorevole intercessione

 

Il punto focale di questo fascicolo riguarda la necessità da parte del Cielo di collaborare all’Opera redentiva del Signore nostro Gesù Cristo! Un concetto straordinario che non è comprensibile inizialmente solo con la semplice lettura del Vangelo. Mettere in pratica l’amore per il prossimo è il secondo dei due comandamenti dell’amore, tramite i quali ci viene chiesto di ottemperare tale amore dopo aver dato tutto di noi stessi al Signore, Dio e Padre nostro, nelle sembianze di Gesù Redentore. Tuttavia, in questi numerosi dettati a BD, è presentato un concetto dell’intercessione in cui, quell’amore rivolto a tutti, al prossimo che è visibile, si amplifica al punto da raggiungere anche un ‘prossimo’ che non si vede, quello nell’aldilà che dimora nei luoghi oscuri, isolato dalle tenebre della propria individualità, avendo mancato la redenzione richiesta con il cammino terreno. Le esortazioni contenute negli oltre cento dettati di questa raccolta, invitano tutti noi a introdurre nella preghiera il desiderio di trasmettere luce a queste anime che ancora non sono state redente a causa della loro lontananza da Dio, non avendo voluto riconoscerLo nella loro vita terrena e, di conseguenza, ritrovandosi ora nelle tenebre.

Queste anime, così come ci vengono presentate, nell’aldilà soffrono indicibilmente, innanzitutto per l’assenza di luce esteriore, essendo prive anche di quella interiore, venuta meno per aver mancato di fare opere di bene nell’amore; di conseguenza esse vivono in ambienti oscuri e tenebrosi, dove la mancanza di luce produce in loro, afflizione e stasi, dove il ricordo e il desiderio dei propri cari non più visibili, e soprattutto la lontananza da Dio, Quale Fonte della vita, li lascia senza ‘forza’, continuamente preda delle forze nemiche asservite all’oppositore di Dio, che le mantiene nel loro stato di immobilismo mentale e quindi anche fisico, senza desiderare di capire dove si trovano né quali siano le ragioni della loro condizione.

Ci viene detto che queste anime non sono nell’inferno vero e proprio, e non sono essenzialmente cattive, nemmeno vivono in aperta opposizione alla Divinità, tuttavia la loro lontananza dalla Fonte della Vita, nell’ignoranza della conoscenza di Dio, che essenzialmente è ‘luce’, le mantiene in uno stato di tenebra, in un buio totale, dove solo la voce degli ‘aiutanti spirituali’ che a tratti si avvicinano sotto mentite spoglie, per aiutarle, può concedere loro la possibilità di riflettere su quello stato disgraziato.

Uno stato di non-vita tale, dove anche un sia pur piccolo raggio di luce può spingerle a pensare e a cercare dentro di sé un motivo per  desiderare di cambiare e uscire da quella tenebra dovuta proprio alla mancanza dell’amore verso il prossimo, quindi anche alla non conoscenza di Dio, rifiutato durante il cammino terreno.  In tal caso è decisiva l’influenza di qualcuno che si prenda cura di loro e le esorti a migliorarsi, tendendo alla ricerca della fede e dell’amore. Tuttavia, poiché gli ‘aiutanti spirituali’ non possono obbligare tali anime a credere alle loro parole, restando sempre valida la libera volontà, l’intercessione degli uomini della Terra può esercitare verso di loro una grande influenza, perché con la preghiera, in un certo senso il Signore è chiamato a inviare nell’ambito della loro sfera una luce, un piccolo bagliore, che, se accolto, dimostra la volontà di quell’anima di voler essere aiutata. E nello stesso tempo accade che anche quella forza completamente mancante che le consentirebbe di allontanarsi dall’avversario di Dio è rafforzata, e costui dovrà concedere la possibilità che quell’anima cerchi altra luce, la vera luce di cui gli esseri delle tenebre asservite all’avversario di Dio hanno grande timore.

Di certo, pensare amorevolmente ai propri cari o a persone conosciute, può aiutare tali anime a proseguire nel loro cammino di crescita in qualunque luogo si trovino, più che un’esortazione da parte di un essere di luce che esse non conoscono, e di cui devono prima potersi fidare. Un parente o un amico può più facilmente essere ascoltato, sempreché si rivolga loro con amore in modo altruistico. E dunque, presentando loro il Vangelo, cioè l’Opera redentrice di Gesù, poiché solo Gesù salva, e se in seguito all’intercessione le anime accettano in sé i consigli indicati e si rivolgono autonomamente col pensiero a Gesù, ecco che quel raggio di luce inviato loro tramite l’intercessione, si amplia, e l’aiuto dal Cielo diventa sempre più evidente. In questa fase, quando l’anima si accorge che la sua condizione, in seguito al suo amore – per quanto ancora piccolo – è cambiata, concedendole un certo crepuscolo, allora, se persiste nella volontà di ascoltare i consigli dell’intermediario e si attiva ad aiutare altri nella sua stessa sfera, comincerà la sua risalita.

Ciò che ci viene rivelato in questi dettati sull’intercessione è incredibile, poiché quando un’anima riconosce il suo ‘aiutante spirituale’, non lo abbandona più e farebbe qualunque cosa per dimostrargli la propria riconoscenza; comprendendo poi il motivo della sua liberazione dalle tenebre, comparteciperà al lavoro di redenzione di altre anime, conoscenti, amici, o parenti nell’aldilà che si trovano ancora in una situazione di tenebra, al fine di aumentare la propria luce sempre crescente e dipendente dall’amorevole attività verso gli altri. E inoltre, interverrà nei bisogni e nelle avversità terrene dell’intercessore, limitando gli influssi degli spiriti negativi verso di lui, e proteggendolo.

Dunque, poiché nessuno di noi sa in quale stato si trovi un’anima nell’aldilà, se è già redenta oppure no, siamo esortati a non lasciare nessuno privo di un’intercessione nelle nostre preghiere, e ciò deve essere fatto sempre con amorevole spontaneità, affinché Gesù conceda di tanto in tanto, sollecitato da questa nostra amorevole richiesta, uno spiraglio di luce nell’oscurità che avvolge in particolare le anime più tenebrose. Infatti, proprio quelle più dure, più ostinate, nella loro tenebra sono le più dimenticate, e, senza alcuna intercessione, resterebbero nel loro stato d’immobilismo all’infinito.

E a tal riguardo, un altro concetto fondamentale riproposto nei dettati riguardanti questo fascicolo, è quello sulla ‘nuova relegazione’, poiché ci viene rivelato che la ‘morte seconda’ (Ap. 20,6), cioè la relegazione nella materia nel Giudizio universale alla fine del tempo della fine, non varrà solamente per i viventi, ma anche per gli appartenenti all’inferno che entro quel tempo non avranno accettato alcuna intercessione (numeri 6266 – 6956 – 7288 - 8224).

Un’altra riflessione sul tema dei dettati, che riguarda proprio la natura dell’intercessione, è ciò che, in definitiva, sembra essere una ‘qualità’ imperante ovunque nello spirituale, che segue percorsi multipli, infiniti e incontrollabili – incontrollabili dal nostro limitato punto di osservazione/azione, è ovvio – perché riguarda tutti gli esseri creati, in ogni dimensione spazio/temporale e a ogni grado di maturità/evoluzione, secondo le loro caratteristiche e in base agli elementi di cui sono costituiti. Tale ‘qualità’ (‘amore’) è il prerequisito volontario affinché l’intercessione si attivi a tutti i livelli e in tutte le direzioni: dall’uomo terreno verso il suo prossimo terreno o defunto, dalle anime nell’aldilà verso le anime terrene e tra di loro; dagli esseri di luce verso tutte le anime non redente, terrene e nell’aldilà.  Dio è il Magnete ed Elargitore unico di questa ‘qualità’, che è la Sua stessa essenza, il suo sussistere. Dio stesso, è intercessione

Ringraziamo il Signore per questi numerosi dettati sull’intercessione e, se credenti, esercitiamo l’intercessione tramite la preghiera, tramite la lettura del Vangelo, oppure leggendo i dettati esplicativi contenuti nel fascicolo n. 68 (“La redenzione solo tramite Gesù Cristo”), così da poterla estendersi sia alle anime dell’aldilà, sia all’anima dei viventi, affinché, tramite il nostro amore, in un certo senso, il Signore sia chiamato a soccorrere tutti coloro che hanno bisogno d’aiuto.

 

 

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