B. D. nr. 6988
(8. 12. 1957)
I tormenti dell’essere quando perde la sua autoconsapevolezza con un ulteriore relegazione
(il Signore):
Voi siete stati creati per l’eternità, perciò non potete mai più svanire in eterno, benché abbiate avuto un inizio. Eppure potevate modificarvi nella vostra natura, e lo avete anche fatto, e in tal modo vi siete temporaneamente privati della consapevolezza dell’io. Avete continuato ad esistere, ma non eravate più consapevoli del vostro essere. Tuttavia, questo stato non era nessuna beatitudine, non era uno svanire beato in un nulla, bensì era uno stato di tormento, perché per lo spirituale una volta creato libero significava vincolarsi, percependo questo vincolo anche come tormento.
Ma considerato che ora continuerete a vivere in eterno, dovreste anche poter gioire della vostra esistenza, dovreste vivere in uno stato di beatitudine, cioè poter operare per la vostra gioia nella forza e nella luce. Questa è la vostra meta, la meta dello spirituale una volta creato da Me, che viva e sia attivo nella Mia Volontà, che sia pieno di luce e forza come Me, e che possa attivarsi in modo creativo e formativo per la propria felicità. Eppure, innumerevoli esseri irradiati da Me nella luce e nella libertà hanno perduto la consapevolezza dell’io per propria colpa, hanno rinunciato alla loro libertà, alla loro luce e alla forza, ed hanno scelto per se stessi una sorte orribile. Ma non potevano autodistruggersi e non lo potranno mai in eterno!
Se ora questo stato volontariamente scelto senza la consapevolezza del proprio io fosse libero da ogni tormento, nessun essere potrebbe mai aspirare ad una vita di beatitudine, perché allora sarebbe anche quasi svanito, riconosciuto ancora come essere, solo da Me stesso. Invece i tormenti di un essere relegato sono inimmaginabili, e una minaccia di una nuova relegazione non deve lasciare indifferenti voi uomini, perché anche se (in quella condizione) vi manca la consapevolezza dell’io, sarete comunque esposti a dei tormenti che potrete comprendere solo un giorno a posteriori, quando sarete entrati nella (vera) vita, perché soffre lo spirituale, non l’uomo che voi credete passato, e lo spirituale può certamente irrigidirsi in sé, ma non cancellato, non diventare insensibile, e soffrire i più grandi tormenti anche nella sua più minuscola sostanza, per cui anche l’intera Creazione, lo spirituale legato nella materia, in contrasto al regno della luce e dei suoi abitanti, è come ‘non redento’, quindi anche ‘infelice’, cioè legato al dolore, …e nella sua pena anela alla redenzione.
La pena che percepisce lo spirituale è per voi uomini incomprensibile, perché ciò che è stato dato alla vostra anima come involucro, il vostro corpo terreno, esso lo percepisce e può sopportare dei dolori solo fino ad un certo grado, che però non possono essere paragonati con i tormenti che l’anima deve tollerare nello stato di non redento e che lo spirituale ancora legato sente anche nella sua forma esteriore. Ma poiché l’anima è solo un essere autoconsapevole, può innanzitutto ambire coscientemente ad un cambiamento del suo essere, a una trasformazione nel suo essere originario, solo nello stadio come uomo.
La conoscenza che non potrà mai svanire, che rimane eternamente esistente, la indurrà anche ad un serio tendere per perdurare eternamente felice, per aspirare ad una ‘vita nella beatitudine’ e a conquistarsi di nuovo, forza e luce, per poter essere attiva secondo la Legge dell’Ordine divino. Ma fintanto che le manca questa conoscenza, l’uomo vive inutilmente sulla Terra, e l’anima rimane legata e lascia il suo corpo ancora legato. E ora si manifesterà di nuovo lo stato tormentoso che sulla Terra non aveva percepito come tale.
Lei diventa morta, …benché esista! Se sulla Terra non si è conquistata la vita per renderla felice, lo stato della relegazione la minaccia di nuovo anche adesso, se anche nel regno dell’aldilà non le riesce di giungere alla conoscenza che essa non è svanita e non può svanire, benché non viva più sulla Terra. Solo questa conoscenza la può indurre nel regno dell’aldilà a tendere ora, comunque, alla ‘vita’. E in questo sarà anche aiutata.
Eppure, è terribile per un’anima già auto consapevole, quando sperimenta di nuovo il destino della nuova relegazione, quando le viene tolta la consapevolezza dell’io e deve percorrere il cammino attraverso la Creazione in innumerevoli particelle, e deve sopportare di nuovo gli infiniti tormenti che ogni forma esteriore significa per lo spirituale, poiché solo attraverso i tormenti lo spirituale può essere purificato a tal punto da poter maturare di nuovo fino ad un essere consapevole dell’io, che in futuro dovrà comunque vivere, …e poi non perderà mai più in eterno la sua vita! – Amen!
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