B. D. nr. 1376

(8. 04. 1940)

 

Le cerimonie non portano ad alcuna benedizione

 

(segue dal n.1375)

(da uno spirito-guida):

… Quindi, la Volontà di Dio è stata ignorata, e da ciò si è formato un abuso che mette seriamente in pericolo la fede. Solo pochi uomini afferrano il nocciolo della questione, e questi pochi che adempiono certamente i Comandamenti prescritti, allo stesso tempo sono così uniti con il Signore, che da questo legame ne attingono la forza, attribuendola all’adempimento di tali Comandamenti. Quest’opinione errata, tuttavia, non nuoce alla loro anima, e quella forza può affluire loro anche senza cerimonie riconoscibili esteriormente, se il loro cuore cerca solo l’unione con Dio e vi si avvia. Invece, delle cerimonie senza l’unione interiore non portano ad alcuna benedizione.

Inoltre, è importante prendere una buona volta posizione sulla questione della figliolanza di Dio. Secondo il dogma, solo il cattolico ha il diritto di potersi chiamare ‘figlio di Dio’, ma questa è un’opinione completamente falsa, non fondata su nulla! Chi s’impegna a lavorare su di sé ininterrottamente e così tende al perfezionamento, chi sottopone sempre solo se stesso e le sue azioni ad un severo esame, chi tende costantemente ad adempiere la Volontà divina, costui è seriamente interessato alla figliolanza di Dio, e il Padre lo considera come Suo figlio.

Invece degli obblighi e il loro adempimento non sono mai così preziosi come un gioioso servire Dio in tutta la libera volontà. La costrizione non permette mai alla propria volontà di attivarsi. L’adempimento dei Comandamenti in uno stato di costrizione non è particolarmente meritorio davanti a Dio, mentre la più piccola libera dedizione al suo Creatore, ha uno straordinario progresso per l’anima dell’uomo.

E così, Dio ha certamente portato vicino all’uomo sempre la Sua Volontà, ma non ha mai ordinato di adempiere per dovere la Sua Volontà, perché per Lui ha valore solo se l’uomo vince se stesso e prende qualcosa su di sé per amor Suo, perché solo ora la volontà dell’uomo si piega e tende coscientemente al legame con il Padre nel Cielo; solo ora viene avviata la relazione del figlio con il Padre; solo l’uomo che si sforza di essere obbediente al Padre nel Cielo, come un figlio che ama suo Padre e cerca di compiacerLo, forma se stesso e fa in modo che il Padre lo prenda amorevolmente al Suo Cuore, e così, …può tendere coscientemente alla figliolanza di Dio! …

 

(segue al n.1377)

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