B. D. nr. 1029
(29. 07. 1939)
Non esercitare nessuna ritorsione per il disamore del prossimo, ma ricambiare il male con il bene
(da uno spirito-guida):
«Mia è la vendetta!» [Deut. 32,35 – Rom. 12,19], dice il Signore, e così non dovete esercitare nessuna vendetta, piuttosto, adoperarvi per ricambiare il male con il bene e non progettare come poter restituire l’ingiustizia che vi è stata fatta, perché, chi subisce un’ingiustizia e non nutre nessun pensiero di vendetta, il suo sentimento è mite e paziente, e la sua volontà si sforza di portare fuori dal mondo l’ingiustizia, non facendo nulla per procurarsi soddisfazione. E questo è un immenso progresso per l’anima.
Sopportare su di sé pazientemente l’ingiustizia e, tuttavia, pensare con amore al nemico, è ben più difficile, ma è straordinariamente ricco di benedizione. L’uomo deve sempre ricordarsi che ogni sentimento di vendetta avvolge l’anima nell’oscurità, e non potrà mai farsi luce e chiarezza nell’anima di chi lascia ancora spazio al pensiero di restituire del male al prossimo, poiché in costui sorgono inevitabilmente pensieri di sentimento di disamore e quindi di debolezza spirituale, e l’uomo che non frena tali pensieri in sé, non può essere attivo amorevolmente.
Ogni inimicizia deve essere superata una volta che è sorta, poiché l’animosità è il tributo dell’avversario, e chi la attua, vive nell’animosità con il suo prossimo e ha già concesso moltissimo diritto al potere del maligno. Ogni sentimento di odio e di vendetta deve essere bandito dal cuore, perché questo ha per conseguenza altri pensieri impuri; come viceversa, un animo pio, soave, è solo propenso affinché a nessuno venga fatta ingiustizia, e che ogni ingiustizia debba essere lasciata al responso del divino Signore stesso; infatti, solo il Signore può misurare quale colpa abbia causato animosità tra due partner.
Se nella vita terrena sembrano predominare l’odio e il disaccordo, l’uomo deve provare su di sé, a togliere dal mondo proprio questi difetti. Non basta che l’uomo eviti ansiosamente una lite; egli stesso deve cercare di adeguarsi possibilmente all’altro e invertire al contrario i sentimenti ostili. Il successo di un tale intento sarà percepibile in modo molto benevolo, ogni odio cesserà e al suo posto verranno l’amore, la mitezza e la pazienza; e l’uomo che cerca di annullare tutta l’ingiustizia che lo riguarda, avrà una sensazione di soddisfazione interiore resa possibile attraverso l’arma dell’amore. Infatti, l'amore disarma ogni rabbia, ogni desiderio di vendetta e ogni desiderio di ritorsione.
L’amore indebolisce la sensazione di sofferenza per l’ingiustizia e non cercherà mai una ritorsione, perché il suo scopo è la perfezione spirituale, e per raggiungerla, deve dapprima essere escluso ogni pensiero ignobile, e il Signore prenderà dimora dove l’uomo supera se stesso e il cuore si rinnova nell’amore, nella mitezza e nella pazienza, perché questa è inevitabilmente la condizione di base affinché il Signore stesso si riveli e quindi eserciti la Pazienza sui Suoi figli.
Dove l’anima vuole liberarsi dalle sue catene, non sono ammissibili da parte dell’uomo la vendetta e la ritorsione; perciò affidate tutto al Signore, perché Egli in sé è puro Amore, ed eserciterà la ricompensa secondo la Legge dell’Amore. Allo stesso modo dovete impegnarvi anche voi, sforzandovi di praticare l’amore reciproco e adempiendo sempre e costantemente la Volontà del Signore, il Quale vi ammonisce dal giudicare troppo severamente il disamore dei vostri simili! – Amen!
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