B. D. nr. 0974b
(22. 06. 1939)
Se non si crede all’immortalità, l’idea del suicidio continua a far presa negli uomini
(da uno spirito-guida):
[segue dal n.0974a] – Pertanto, coloro che negano consapevolmente la continuità della vita, non esiterebbero a porre essi stessi la fine alla vita terrena, credendo di provocare la fine di tutto, disfandosi della loro vita terrena, senza pensare all’effetto della loro azione, avendo un punto di vista errato. Ciò a cui rinunciano, è solamente la forma esteriore, e non la vita stessa; questa dovranno continuare a viverla, non essendo distruttibile, né sulla Terra né nell’aldilà, e nel vero senso della parola è immortale, quindi, di durata eterna.
Non è possibile una fine dell’essere che il Creatore ha creato da Sè, ed è impossibile che tutto ciò che è divino, nella sua Sostanza originaria, possa finire. Perciò, il Creatore nella Sua Sapienza ha anche ordinato che all’essere non siano posti dei limiti per il raggiungimento dello stato di perfezione, così che anche nell’eternità egli possa attivarsi nel costante sforzo verso l’alto, e quindi può agire costantemente e dare, come anche ricevere, senza mai esaurirsi oppure chiedere l’ultima cosa all’eterna Divinità.
Il concetto di eternità è così poco immaginabile all’uomo terreno, quanto l’immortalità che non può essergli spiegata, perciò anche l’immortalità dell’anima non può essergli dimostrata, bensì, solo creduta. Anche il concetto del tempo come ‘eternità’ non è analizzabile dall’intelletto umano, perché è impossibile che il tentativo porti a un risultato, se l’uomo non può fornire un paragone terreno dello stesso. Gli uomini accettano qualcosa come verità, solo quando può essere dimostrato, e di conseguenza, anche qui rimane soltanto la fede. L’uomo deve credere ciò che non può essergli dimostrato, e di conseguenza, anteporre l’immortalità dell’essere per tutte le eternità, davanti a qualunque altro pensiero! – Amen!
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